francesca
  GEMMINO



Cura - Racconti fotografici sulla città della salute
Format: Materica clay 250 g/m2
Size: 17,5 x 25 cm
Paper: Arcoprint Milk 120 g/m2
Edition: First - 2018 / 300 / signed


Edited by : Bruna Biamino - three-year course coordinator of photography at the IED in Turin
Under the patronage of:
Città di Torino, Torino metropoli, Regione Piemonte
In collaboration with:
Città della salute e della scienza di Torino, Roche.
Printed from:
Regione Piemonte


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Pierangelo Cavanna - Historian of the photography
 Institutional intervetion

Another narrative solution is the one chosen by Francesca Gemmino to tell about the activity connected to the Spinal Unipolar Unity

Here the filming is subjective but it is important to understand the meaning of this term, because what is shown does not exactly correspond to what the patient has seen, much less to what he or she wanted to show us. It is not a photographic version of that particular medical branch which defines itself narrative (narrative-based medicine). The images are the result of a combination of voluntary acts (of the photographer, who chose to rely on continuous filming realized by a Go-Pro device; of the patients who consented to bring the device on themselves), of automatisms and technologies (the focal, the cadence of the filming) and of extrinsic elements and relational (the position of the device with respect to the body and the postures of the patient and his or her acting).
Despite these conditioning and restrictions the result (especially if read in the totality of the documentation produced) is surprising and it allows to approach in a more intimate way the ordinary life of the guests at the Spinal Unity, their gestures and the environment where they live. When considering these images it is vain and inappropriate any evaluation dealing with the grammar and syntax of the photographic tale: frame, blur, repetition and moved lose their linguistic meaning to take the sense of a witness.
The photos give back the triadic relationship between environment, people and device showing connections that are causal and random at the same time but which bring out something that we can just recognize as braveness.


Pierangelo Cavanna – Storico della fotografia
Intervento istituzionale


Un’ulteriore soluzione narrativa è quella scelta da Francesca Gemmino per raccontare le attività connesse all’Unità Spinale Unipolare.
Qui le riprese sono in soggettiva [ . . . ] ma è bene intendersi subito sul significato del termine, poiché ciò che ci viene mostrato non corrisponde esattamente a ciò che il paziente ha visto né tantomeno a ciò che voleva farci vedere; non si tratta di una versione fotografica di quella particolare branca della medicina che si autodefinisce narrativa (narrative-based medicine). Le immagini sono infatti l’esito di una combinazione di atti volontari (della fotografa, che ha scelto di ricorrere a riprese in continuo realizzate da un apparecchio Go-Pro; dei pazienti che hanno acconsentito a portarlo su di sé), di automatismi e tecnologie ( la focale, la cadenza di ripresa) e di elementi estrinseci e relazionali ( la posizione dell’apparecchio rispetto al corpo e alle posture del paziente, rispetto al suo agire). Nonostante questi condizionamenti e vincoli il risultato (specie se letto nella totalità della documentazione prodotta) è sorprendente e consente di accostarsi più intimamente che mai alla quotidianità degli ospiti dell’Unità Spinale, ai loro gesti e agli ambienti in cui vivono. Nel considerare queste immagini risulta vana e fuori luogo ogni valutazione in merito alla grammatica e alla sintassi del racconto fotografico: inquadratura, sfocatura, ripetitività e mosso perdono ogni significato linguistico per assumere il senso di una testimonianza.
Le fotografie restituiscono il rapporto triadico tra contesto, persone e apparecchio mostrando nessi che sono causali e casuali a un tempo ma che fanno emergere qualcosa che non possiamo che riconoscere come coraggio.