francesca
  GEMMINO

Il progetto si sviluppa all’interno dell’Unità Spinale Unipolare di Torino, una struttura che accoglie storie di persone che, in seguito a gravi incidenti, hanno riportato lesioni al midollo spinale restando paraplegiche o tetraplegiche.
Storie di persone che improvvisamente si sono sentite morire e che hanno avuto l’estrema fortuna di avere una seconda possibilità.
Storie di chi si riconosce come il male per gli altri e per se stessi e che grazie l’intenso percorso all’interno dell’unità spinale, non si sente più un pericolo per nessuno.

Storie di cambiamenti.
Storie da raccontare attraverso parole traboccanti di coraggio, ma difficili da pronunciare. Un pomeriggio insieme a loro è bastato per capire che il centro spinale, oltre ad adempiere in maniera esemplare alle mansioni mediche, cerca di far emergere, dai soggetti coinvolti, le loro potenzialità e, per questo, di non essere, per nessun motivo, inadatte a determinati ruoli sociali.
Loro sono come noi, sono capaci di far fronte alle stesse difficoltà fisiche che affrontiamo ogni giorno: sono caparbi più di noi, determinati più di noi e vorrebbero che gli altri li guardassero come se la sedia a rotelle non esistesse.
La sedia non esiste.
Per questa ragione, il progetto è stato realizzato interamente con l’utilizzo di una go pro, allo scopo di difendere e portare avanti la loro testimonianza: per nessuna ragione vogliono essere designati come disabili o visti come tali ed è proprio questo che ho eliminato la sedia a rotelle, nel mio racconto, e ho posizionato la go pro sul petto dei pazienti coinvolti.
È come dare la possibilità di vivere una giornata per la seconda volta, rivedere quello che si è capaci a fare, anche nella semplice quotidianità e, per questo, sentirsi vivi.
Quando ho consegnato a Jacopo e a Giuliana la go pro i patti sono stati questi: la macchina scatta una foto al minuto, portala dove vuoi e per tutto il tempo che vuoi. Se senti troppo il suo peso toglila pure, sentiti libero di fare ciò che vuoi, il racconto verrà da sé.

È così è stato.


         

The project takes place in the Unità Spinale Unipolare (spinal unity unipolar) of  Turin, a facility that host stories of people who, after serious accidents, have experienced  bone-marrow lesions being left paralyzed or quadriplegic.
Stories of people who suddenly felt the death upon them and who had the extreme luck of getting a second chance.
Stories of people who are self –conscious of the damage they represent for the others and for themselves. People who thanks to the intense journey in the spinal unity do not feel as a danger to anybody.
Stories of changes
Stories to tell through the words full of courage, but difficult to pronounce. An afternoon in their company was enough to understand that the spinal center, besides carrying out the medical duties in an exemplary manner, it tries to bring out, from those involved, their potentialities. These potentialities make the patient understand that they are not, for any reason, unsuited to determined social roles.
They are just like us, they are able to manage the same physical difficulties as we do every day: they are more stubborn than we are, more determined than we are and they would like to be looked at as the wheelchair did not exist.
For this reason, the project has been completely  realized with the support of a go pro, with the aim of protecting and carrying on their witnesses: for any reason they want to be designated as disabled or to be looked at like that. This is the reason why I excluded the wheelchair, in my story, and I positioned the go pro on the chest of the patients involved.
It is like offering the chance to live a day twice, look at what somebody is able to do, also during the everyday life and thanks to this being able to feel alive.
When I gave the go pro to Jacopo and Giuliana the agreement was the following: the camera will take a picture every minute, you can choose when and for how long you want to bring that. If you feel the weight of that too much you can put that away, feel free to do whatever you want, the story will come out on itself.
And that’s how it was


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COMPLETO LA SEDIA NON ESISTE